“Noi siamo i nostri propri demoni” (R.Barthes)
La nostra prigione ce la costruiamo mattone per mattone. Quando ce ne accorgiamo i muri sono già alti e solidi, quasi indistruttibili. La corazza che ci siamo costruiti è pressoché impenetrabile e sono pochi quelli che riescono a percepire cosa ci batte dentro. L’unica libertà possibile si ottiene solo dilatando ogni secondo di solitudine. Guidare da soli è una droga, una fuga, un volo. L’asfalto si perde nell’infinito, estraneo, lontano da tutto. La macchina lo segue in velocità e ci si annulla vibrando all’unisono con il motore. Si vorrebbe continuare all’infinito, senza nessuna direzione, niente orari, nessuna meta, inseguendo le nuvole che si spostano rapide nel cielo atlantico.
