Agosto 2008
“Ora che ero costretta a pensarci, mi pareva che la lettura fosse una cosa venutami naturalemente, come l’abbottonarmi la tuta da operaio senza guardare, o fare il doppio nodo alle scarpeda un groviglio di lacci. Non ricordavo più il momento in cui le righe che il dito di Atticus indicava, muovendosi sulla pagina, si erano separate in tante parole, mi ricordavo di aver fissato quelle righe ogni sera della mia vita, ascoltando le notizie di cronaca, il dibattito parlamentare, i diari di Lorenzo Dow, tutto quel che leggeva Atticus, la sera, quando mi arrampicavo sulle sue ginocchia. Fino al giorno in cui mi minacciarono di non lasciarmi più leggere, non seppi di amare la lettura: si ama, forse, il proprio respiro?”
—Harper Lee, Il buio oltre la siepe (via audape)